The issue of being Stronza.

Funziona che un giorno il tuo manager ti chiede di prestargli una valigia perché non ha i soldi per comprarsene una e tu gliela presti perché lui è uno dei tuoi colleghi preferiti. Poi arriva il giorno in cui la valigia serve a te, gliela richiedi e quando il tuo manager te la riporta è totalmente disintegrata. A questo punto lui mi guarda con i suo occhioni verdi, mi offre un frappuccino e mi dice che non ha dei soldi per comprarmene una nuova e io là come una cogliona che lo guardo col cuore trasognante e penso:”poverino, non posso fargliela ricomprare. Mi indebiterò con qualcuno e ne comprerò una da sola”.

Questo è il riassunto della maggior parte delle mie relazioni sociali: cerco di fare del mio meglio per fare azioni positive e il Karma mi ricompensa regalandomi solo dei grandi calci nel sedere. In questi momenti non riesco a non pensare alla mia amica Denise quando pochi giorni fa mi disse:”il tuo problema è che sei troppo carina e gentile con tutti, se fossi stata io da mo che l’avevo mandati affanculo”. Ed eccola servita in un piatto d’argento di sincerità e concretezza la regola d’oro che dovrei tatuarmi in faccia e utilizzare ogni giorno come motto di vita. Ma tra il dire e il fare ci stanno troppi vaffanculo non detti e io nonostante ci provi non imparo mai.

Eppure se ci penso sono anni che la gente mi chiama “stronzetta”, perfino mio padre ha smesso di chiamarmi per nome e mi chiama così ormai; dunque la domanda che sorge spontanea è: perché mai ti chiamano così? Semplicissimo, il problema è che ad oggi si confonde troppo spesso “l’essere stronzi” con l’essere sinceri. Quindi ecco che mi si definisce stronza perché lascio qualcuno dicendogli:”io non credo che sia tu la persona giusta per me”, o perché alla domanda “dove sei?” mi rispondono con:”infondo al negozio” e io a mia volta rispondo:”infondo è la prima persona singolare dell’Indicativo Presente del verbo infondere, posto questo non ho compreso il luogo in cui ti trovi”, o ancora al “come mi sta il vestito?” “non è proprio esattamente ciò che mette in risalto le tue virtù”. Questo ad oggi è catalogato dalla gente come “essere stronzi”, perché la verità non piace più a nessuno, dato che la maggior parte delle volte è scomoda, pertanto chi ne fa uso sembra che sia sempre la testa di cazzo di turno. Personalmente ritengo che essere stronzi significhi comportarsi in ben altro modo e quindi ben venga se mi chiamate “stronza” solo perché dico ciò che penso, non sarà certo questo ad offendermi o a turbarmi, anche perché pur volendo non potrei fare altrimenti dato che non sono stata “programmata” per le bugie. Esattamente, io a mentire non ce la faccio. All’università mi fecero fare pure un corso per imparare perché la professoressa mi diceva:” Teresa, io ti guardo negli occhi e so esattamente quello che stai pensando. Ti si legge in faccia che tutto quello che dici non lo credi nemmeno tu”.

E quindi eccomi ai “corsi di bugia” che mi hanno insegnato a guardare sempre negli occhi l’interlocutore, ma non a fissarlo, mai distogliere lo sguardo e mai distrarsi, sorridere per rassicurare chi ci ascolta ma solo lievemente, non si gesticola, non si gioca con i capelli, non si toccano i monili che si portano, le braccia non si incrociano, sono ferme in una posizione apparentemente comoda, possibilmente le mani aperte perché danno un senso di apertura e di sicurezza a chi ci ascolta, mai accavallare le gambe, mantenere sempre un tono di voce piatto, nessuna emozione deve mai trasparire, utilizzare frasi concise ma chiare, niente giri di parole, stare in posizione sempre erette ma apparentemente naturale, “devi essere vitreo”. Per quanto tutto ciò, forse, ha funzionato agli esami dell’università nella vita reale non sono riuscita mai ad attuarlo, per un semplice motivo: sono esattamente l’opposto. Io gesticolo di continuo, faccio mille facce, vocine a non finire, distolgo lo sguardo perché l’interlocutore spesso e volentieri mi mette in difficoltà, non so stare ferma un secondo, non sopportando i silenzi parlo a non finire e soprattutto: non riesco a trattenere quello che penso. 

In sostanza sono un’incontinente verbale con il sogno di diventare stronza, che alla fine fallisce sempre perché forse a mentire si impara ma a fregarsene sempre di tutto e di tutti no.

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