Ho pianto per l’Arte perduta

Sono stata al MoMA di New York e ho pianto. No, questa volta non ho pianto per la sindrome di Stendhal che ogni volta che visito un museo mi coglie. Questa volta ho pianto per la sconsideratezza, per l’ignoranza, per il degrado della nostra società.

Ho pianto per il silenzio che non c’era, ho pianto per gli schiamazzi, le urla, la mancanza di rispetto. Ho pianto per tutte quelle mani che toccavano i quadri esposti senza il minimo ritegno, ho pianto per i bambini se si sedevano sulle sculture, ho pianto per le madri che non dicevano nulla perché “beh, tanto quella schifezza non può essere certo considerata arte”.

Ho pianto amaramente nel constatare la calca che c’era davanti a La notte stellata di Van Gogh e nemmeno una persona davanti a Il Postino.

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Ho pianto rendendomi conto che tutta l’ala dedicata a Boccioni venisse saltata a piè pari dalla gente come se fosse l’ultimo degli stronzi. Ho pianto per Forme Uniche della continuità nello spazio, che era lì al centro della stanza a fissare le schiene delle persone.

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Ho pianto per Kirchner, perché la sua ricerca di uno stile che potesse aiutarlo esprimere chi era non è stata nemmeno considerata di sfuggita.

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Ho piano per Mondrian e Rothko che, mentre tutti accorrevano numerosi a farsi i selfie con il ritratto di Frida Kahlo e Les demoiselles d’Avignon, da soli fissavano i pavimenti di stanze vuote.

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Ho pianto per Roy Lichtenstein, dimenticato in un angolo davanti a un ascensore, con nessuno che si lasciava esplodere il cuore dall’emozione per la sua immensa bravura ed espressività.

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Ho pianto fino ad avere il cuore spezzato. Ho pianto fino a desiderare di chiudere i musei al pubblico e decidere di fare una selezione all’ingresso per permettere soltanto a chi ama l’arte, ai conoscitori, a chi ha voglia di imparare, di vedere la realtà da un’altra prospettiva, a chi ha voglia di sognare, a chi ha voglia di farsi domande, a chi ha voglia di mettersi in gioco veramente per 2 ore, venisse permesso di entrare ai musei.

2 pensieri su “Ho pianto per l’Arte perduta

  1. Miei Dei, avrei pianto anch’io!
    Fortunatamente, non ho mai vissuto un’esperienza come la tua al MoMA (purtroppo, non ho nemmeno visitato quel museo), ma è anche vero che, visto che posso, tendo a organizzare le mie visite nei musei in modo da incontrare meno gente possibile, così da poter fruire delle opere esposte nella maggior tranquillità (e nella maggiore solitudine) possibile.
    E’ davvero desolante, ad ogni modo, aver prova di quanto l’arte – ma estenderei il concetto alla cultura in generale – sia oramai commercializzata.

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