Semplicemente la felicità.

18.30 di un mercoledì pomeriggio qualsiasi. Esco dal lavoro dopo una di quelle giornate lunghe interminabili in cui i clienti del negozio sanno solo lamentarsi. È presto, il cielo è bello. Oggi non prendo la metro, oggi torno a piedi, anche se mi ci vuole tanto, oggi ho bisogno di godermi un po’ di bellezza di questa città.
18.38 mentre cammino decido che andró a fare una sorpresa al lavoro a coinquilino, ma prima decido di scrivergli per assicurarmi del suo turno. Mentre sono concentrata sull’iPhone sento una voce che pronuncia il mio nome. Una voce profonda, maschile. Una voce che conosco bene, che ha riso tante volte con me e ha condiviso con me tante cose. Alzo lo sguardo di botto e sgrano gli occhi incredula. Davanti a me lui: il compagno di classe di una vita fa, quello con il quale ci condividevi tutto, quello che ti faceva le battute deficienti e ti riaccompagnava a piedi a casa ogni singolo giorno. Ancora incredula gli balzo in braccio, mentre dico:”Lorenzino mio! Ma quanto sei bello?!” Lui mi sostiene forte a sè, ma a quel commento troppo sincero si irrigidisce un po’. Passa il tempo ma lui è sempre uguale, con quella timidezza e modestia che lo contraddistinguono e lo rendono così bello e che ogni volta sono messe a dura prova dalla mia sfacciata sincerità.
È passato tanto tempo ma è come se non fosse passato nemmeno un istante dall’ultima volta che ci siamo visti. E così siamo là a un concerto raggae che ce la ridiamo mentre il cantante mi manda cuori dal palco, birretta alla mano e botta grossa. A mezzanotte tutto si chiude, tutti se ne vanno, ma come ai vecchi tempi a noi di tornare a casa non ci va e quindi si cammina. Si cammina per ore, perdendosi tra le luci e grattacieli, a parlare della filosofia di De Andrè, dell’immortalità dei Beatles, di Francoise Nielly, di quella mostra di Roberto Ferri a Roma in cui ho pianto tanto dall’emozione. Le parole sgorgano come i fiumi dalle nostre bocche e ci travolgono facendoci fluttuare in mezzo alla città deserta che fa da spettatrice a questa “ri-unione” regalataci da un karma per una volta benevolo.
Si fanno le 4 e si ritorna a casa, io regalo i miei ultimi due spicci al mio amico per tornare e io me ne torneró a piedi da qui, perché con gli amici veri si fa così. E camminando da sola mentre torno penso a tutti quelli che dicono che l’amicizia vera non esiste, che l’amicizia tra uomo e donna non esiste, che i rapporti umani deludono sempre. Cari amici, quanto vi sbagliate! Io ringrazio il cielo di aver fatto entrare qualcuno nel cuore, di essermi condivisa sempre e comunque con chi lo meritava e di essermi ritrovata così: con qualcuno che è capace di farmi provare la nostalgia di una città che mi ha cresciuto ma che non ho sentito mai mia, di aver creato quel legame indistruttibile con certe persone che se anche non vedi tutti i giorni quando le incontri è come se non fosse passato un secondo, perché al mondo certa gente sa farti sentire a casa pure in mezzo al deserto. E quindi credeteci, credeteci un po’.
Perché in fondo quante probabilità ci sono di incontrare per Londra un tuo vecchio compagno di classe alle 18.38 in un mercoledì pomeriggio qualsiasi ad Argyll street? Suppongo poche, eppure a me è successo. Give happiness a chance. Le cose belle succedono davvero.

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