La musica, per sempre

Ho visto Whiplash per la prima volta poco tempo fa, lo so che è un film uscito ormai da parecchio ma avevo letto tante recensioni e non mi sentivo pronta a guardarlo perché le storie dei musicisti mi toccano sempre tanto e infatti questa non ha fatto eccezione. La cosa più bella della musica è in assoluto quello che trasmette ma è anche vero che bisogna dedicarci anima, cuore e tantissime forze per poterne fare. Questo film mi ha toccato perché mi ha riportato alla mente tanti di quei ricordi che pensavo quasi di scoppiare e sono gli stessi ricordi che col tempo cerchi di non portare mai a galla perché quando rinunci a qualcosa per sempre è poi sempre difficile e doloroso doverci tornare a fare i conti.

Sono 9 anni che non tocco nemmeno per sbaglio il tasto di un pianoforte, perché dal giorno che ho chiuso il mio ho deciso che non ne avrei più toccati altri. Ho iniziato a prendere lezioni di musica quando avevo 7 anni e questo lo devo solo alla mia maestra di scuole elementari che supplicò mia madre di farmi suonare uno strumento. Lei disse ai miei genitori che avevo un talento da curare e che non potevano rimanere ciechi di fronte al mio amore per la musica. Così iniziai col pianoforte, in realtà all’inizio era una pianola ma poi diventò un pianoforte a muro in legno chiaro.Ricordo i pomeriggi caldi in cui tutti giocavano fuori nel cortile e gridavano mentre io ero dentro una classe con un pianoforte nero laccato e un’insegnante dolcissima. Col tempo partirono le lezioni serie, gli spartiti seri, l’insegnante professionista e l’esercizio intenso. Ricordo le ore passate sopra quei tasti come se fosse ieri, in particolare in inverno; sapete se suonate pianoforte per molte ore consecutive in inverno accade sempre una cosa stranissima: il vostro corpo intero si surriscalda mentre le mani, che poi all’atto pratico sono quelle che si muovono di più, pian piano si ghiacciano in modo impressionante fino a non riuscire quasi a muoverle e quindi l’unica cosa da fare è immergerle in acqua bollente per almeno 30 secondi – così diceva il mio insegnante. Se chiudo gli occhi ancora le sento pulsare e bruciare fortissimo mentre tremano sotto l’acqua.

Ricordo l’odio intenso per Bach, perché quanto cazzo ti fa penare la sua musica con la mano sinistra nemmeno vi immaginate e io che non sono mancina ho sempre risentito lo sforzo. Poi ci fu la stagione degli amori e la mia cotta musicale era tutta per Schumann; lui non componeva pezzi, lui raccontava storie con la musica e non so perché ma ai tempi mi coinvolgeva tanto suonare cose sue. E infine il grande amore, ogni musicista ne ha uno, quello per cui quando ha iniziato ha detto: “io un giorno voglio suonare quello che ha composto lui e per questo studierò”, il mio amore si chiamava Wolfgang Amadeus Mozart. Io volevo studiare per suonare lui, perché mi sentivo piena con la sua musica e della sua musica per qualche ignota ragione. Ci fu un Natale che mi regalarono una raccolta di 36 variazioni di una sua melodia e io provavo a impararne e perfezionarne un pezzetto al giorno perché mi rendeva felice. Ricordo che quell’anno insieme a quegli spartiti di Mozart mia madre mi regalò un copri-tastiera per il piano con sopra ricamato: “A Teresa, la musica per *disegno di due farfalle*”, pare che il significato simbolico delle due farfalle sia l’eternità, dunque c’era scritto: A Teresa, la musica per sempre.

Non ricordo esattamente il giorno in cui decisi di smettere, ma ricordo che un mese dopo che non suonavo più mi iscrissi al coro della scuola e ci feci 3 anni di magnifiche tournée, l’anno successivo imparai da sola a suonare la chitarra e quest’anno mi sono fatta regalare un ukulele che spero imparerò presto a suonare.

Il mio insegnante di pianoforte mi ha scritto poco tempo fa per dirmi che ero una delle ragazzine più talentuose a cui ha insegnato e si dispiaceva – come del resto mia madre – per avermi vista abbandonare e sprecare quella che forse sarebbe potuta essere per me una grande risorsa. Io non lo so se ho fatto una cazzata, se potevo diventare una di quelle donne con le palle quadrate che fanno concerti epici in teatri super-fighi o se magari sarei solo finita a insegnare a suonare il triangolo al dopo scuola, so però che aver smesso di suonare quello strumento e smettere di pensare al conservatorio e allo studio rigido mi ha permesso di scoprire la cosa più grande: la musica, quella di cui mi ero innamorata da bambina. Non mi pento della decisione che ho preso perché so che quello che volevo è non iniziare a odiare la cosa che in realtà amavo di più, non volevo finire per essere un’insegnate di musica frustrata che non si emoziona più per Chopin e pensa solo a contare ad alta voce i tempi in 6/8, io volevo stare vicino alla musica a modo mio, in piena libertà e a oggi posso dire che è stata una delle migliori scelte che abbia mai fatto, perché in realtà grazie a questo ho capito che non conta che strumento suonerò, se so cosa sono “fa do sol re la mi si” o quali siano i vantaggi dell’avere un orecchio assoluto, quello che conta è che la musica sarà con me, per sempre, e sarà sempre l’unica cosa che continuerà a darmi sollievo qualunque cosa accadrà.

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Un pensiero su “La musica, per sempre

  1. Io mi sento offesa. Avresti dovuto citare i nostri duetti e le mega litigate… accompagnate anche dalla perfetta organizzazione per rompere i coglioni al tizio del piano di sotto. Ti voglio bene comunque. :*

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