Questione di altezza

Il mio forte non è mai stata la statura. Fin da piccola è sempre stato il mio punto debole. Ricordo che la prima cosa che nonno costruì per me fu uno scalino di legno, il mio scalino di legno, un piccolo oggetto che io potevo portare in giro per casa a mio totale piacimento per fare tutte le cose che volevo senza sentirmi in difetto. Questo mio “piccolo” problema si fece molto palese quando ero veramente piccola e arrivava il periodo natalizio. Madre racconta sempre che non si riusciva a spiegare perché non calcolassi minimamente il presepe gigante che lei aveva accuratamente costruito a casa e che di solito è una di quelle attrazioni fantastiche da cui tutti i bimbi sono ammaliati. Ma a me non me ne fregava nulla. La cosa passò per qualche tempo inosservata fino a quando non capirono che a me del presepe non fregava una mazza per un semplice motivo: io non lo vedevo. La cassapanca su cui l’aveva costruito mamma – sebbene bassa – era troppo alta per me, dunque io vedevo solo legno e del presepe me ne sbattevo alla grande. Fu proprio lì che madre decise di fare un presepe dentro il tavolino di vetro del salotto, di quelli bassi posa riviste, e lì per la prima volta rimasi attonita davanti a quello spettacolo. Tutti i bimbi amano i presepi per i pupazzi, perché è come avere un enorme villaggio di giochi fighissimo già costruito dai grandi e fu lo stesso per me. Ma io non ero una bambina normale, mai lo sono stata. A 11 mesi ero già logorroica come Piero Angela ed ero già una stronzetta dalla lingua biforcuta come il principino George nei meme di “il principino che disprezza la gente” – o comunque si chiami quella pagina. Io vengo da una famiglia super fan di Cristo, ergo la storia del bimbo Gesù mi era molto chiara già ai tempi, pare però che il fatto che il nostro Re fosse un “poraccio” non andasse tanto giù alla piccola Terry bambina, che passava le giornate a giocare con i pezzi del presepe insultando i poveri Giuseppe e Maria. In particolare il presepe in questione aveva un pupazzo di San Giuseppe che teneva un asino su cui sedeva Maria incinta ed erano posizionati davanti a un albergo da cui spuntava un personaggio che simbolicamente gridava loro di andar via. Storica tra i miei familiari fu la mia personificazione di quell’albergatore, durante uno dei miei giochi, in cui iniziai a urlare a San Giuseppe e la Madonna: “annatevene via che non c’avete manco ‘na 500!”.

Quest’anno il presepe non l’ho fatto, perché a casa non c’è spazio ma soprattutto perché da quando vivo da sola sono diventata come il poro San Giuseppe con quell’asino al cappio: senza manco una lira per piange. Il punto è che nonostante sia leggermente cresciuta di statura, quest’anno mi sento piccola come quando non riuscivo a vedere il presepe e me ne infischiavo di tutto. Quest’anno per la prima volta vedo tanti affannarsi per il Natale e io mi sento come in una grande bolla di vetro tutta intenta a fare altro e impossibilitata a unirsi al mondo circostante. Quest’anno non sono contenta di tornare a casa, di rivedere i miei parenti, di mangiare del torrone, quest’anno non riesco a essere davvero felice nel mio periodo preferito dell’anno e questo un po’ mi spezza il cuore. Non sono pessimista per natura, non smetterò di credere che il Natale sia un momento bellissimo perché la cosa peggiore che succede agli adulti è proprio questa: smettono di credere a tutto, col risultato che non hanno più speranza per niente. Quindi, caro Babbo Natale, che lassù da qualche parte mi senti, quest’anno vienimi ad abbracciare e dimmi che andrà tutto bene, che il 2016 sarà un anno spaziale per me anche se non è vero, che le persone che mi vogliono bene davvero ci saranno sempre per me, che tutte le brutte cose non contano; quest’anno, Babbo Natale, riportami la magia.

 


( Per chi volesse stampe belle come le mie per fare alberi di Natale alternativi: Sticky9 )

2 pensieri su “Questione di altezza

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