Sì, sono donna e ho il ciclo

Da qualche giorno in America si parla molto del caso Thinx, una notizia che da noi non è stata ancora molto diffusa ma su cui credo valga la pena spendere un paio di parole.

Ciò che è accaduto è semplicemente che l’azienda Thinx ha prodotto dei cartelloni pubblicitari, con immagini evocative molto forti, e l’MTA (Metropolitan Transport Authority) ha deciso di censurare immediatamente tale pubblicità rimuovendola in ogni parte di Brooklyn in cui era stata affissa. Il punto è che i cartelloni non sono stati censurati tanto per le loro immagini, quanto principalmente per il loro claim che recitava: “Underwear for women with periods”. All’Amministratore delegato di Thinx è stato detto che la parola “periods” – equivalente dell’italiano “ciclo” – era offensiva e aggiunge “periods conversations make nobody feels comfortable”.

Devo ammettere che dopo essermi documentata riguardo l’accaduto ero basita, a maggior ragione dalle dichiarazioni rilasciate dal responsabile dell’MTA che ha preso la decisione di rimuovere immediatamente i cartelloni. La domanda che avevo sempre in mente tutto il tempo che leggevo quegli articoli era: “Dov’è il progresso in tutto questo?”. A cosa ci servono gli smartphone, i tablet, le luci a sensori, gli occhiali per il 3D se ancora consideriamo offensiva e inappropriata la parola “ciclo”? Nell’epoca delle grandi battaglie per la parità è l’uguaglianza dei diritti devo sentirmi dire che è ancora fuori luogo parlare di ciclo e che anzi questa parola non va scritta perché offende le persone. E voi non avete mai pensato che io come donna trovo fuori luogo che ogni sacro santa pubblicità di assorbenti faccia falsamente credere che “in quei giorni” possiamo fare bungee jumping, danza del ventre, salto triplo con l’asta e paracadutismo quando la dura verità è che passiamo tre giorni a letto a pancia sotto, rannicchiate dal dolore, con una quantità di ormoni in corpo che ti fanno piangere pure per la pubblicità della carta igienica? Nel 2015 devo sentirmi in colpa di essere donna e dunque non parlare di ciclo perché fa sentire imbarazzate le persone? E voi pensate che una donna sia a proprio agio una volta al mese, dovendo imbottirsi di farmaci per alleviare i dolori, spendendo soldi in assorbenti e quintalate di cibo spazzatura perché in quei momenti ingurgiteresti anche un tir se fosse fatto di cioccolata? Io non posso sentirmi in colpa per una scelta che non ho fatto io e che ogni mese mi porta a ritrovarmi sdraiata a letto urlando verso il cielo: “Dio, il parto non ti pareva già abbastanza come punizione per una mela?”.

Personalmente trovo la pubblicità di Thinx cruda ma reale, esattamente come ciò che succede a noi donne una volta al mese. Nel 2015 io voglio meno pubblicità di assorbenti con sport acrobatici e più pubblicità come quella di Thinx. Ma soprattutto nel 2015 voglio poter scrivere e dire quanto mi pare “ciclo” senza sentirmi inappropriata o vedendo gente imbarazzata, perché è una cosa naturale e perché non c’è nulla di male, ma soprattutto perché non è colpa mia se il corpo di noi donne funziona così.

Dunque, CICLO.

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