L’ansia inutile dell’avere followers

Una domanda che mi fa sempre molto ridere è “ma come fai ad avere così tanti followers?”ed è anche una domanda che in realtà mi mette anche un po’ in difficoltà perché la verità è che io sono sgomenta quanto te al riguardo. Non ho abilità particolari, non canto, non dipingo, non sono una show-girl, sono una come tanti altri, forse pure peggio degli altri. Una cretina qualsiasi, di quelle che incontri in metro e che ti stanno pure sul cazzo magari perché vanno di fretta. Ecco, io non lo so come è successo, un giorno mi sono iscritta a Twitter e avevo 40 followers, il giorno dopo mi sono svegliata e ne avevo 9700. Il punto è che non è che non lo so nemmeno io perché, semplicemente quello che faccio è dire uno tsunami di cazzate miste ad avvenimenti della mia vita quotidiana e per qualche motivo alcuni sono interessati a leggere tutto ciò.

La verità è che avere tanti followers non serve praticamente a nulla se non a pimpare ogni tanto il vostro ego e anche qui, badate bene, sottolineo l’ “ogni tanto”. Faccio degli esempi stupidi per spiegarmi meglio, per ogni tuo selfie postato avrai almeno i seguenti commenti:

  • 4 “mio dio, sei stupenda”
  • 1 “ma come fai a non avere il ragazzo?”
  • 5 “dimmi dove abiti che vengo io”
  • 2 “sei brutta come la morte
  • 3 “ma che coraggio hai a farti i selfie!”
  • 2 #escileminne
  • 1 “non sarà il caso di metterti a dieta?”
  • 1 “ti vedo ingrassata”

E quindi ecco qui la grande verità: per ogni cucchiaino di zucchero ne esistono due di merda da ingollare, non puoi farci nulla, è e sarà sempre così. Perché ovviamente dietro uno schermo sono tutti “leoni da tastiera”, come li chiama la mia coinquilina Denai, gente che dietro uno smartphone è capace di mangiarti viva semplicemente perché fai le stesse cose che fanno loro o che vorrebbero fare loro.

E poi c’è la questione grammatica, guai a te a fare un errore di grammatica, per l’amor del cielo! Ti disintegreranno, Ti strapperanno le ovaie e te le triteranno alla julienne per poi caramellarle in zucchero e aceto e darle in pasto ai porci. Perché tu non sei mica un essere umano, tu sei un account, tu non puoi sbagliare, tu non puoi avere un telefono che ha problemi di touch e ti prende la “i” una volta su 10, tu non puoi scrivere un tweet camminando e sbagliare l’ortografia perché ti stai muovendo, tu non devi sbagliare mai. Perché non sei umano e loro non ti vedranno come tale. MAI. Tanto meno se sbagli l’italiano, perché nel web la metà della gente non ha la benché minima idea di chi sia Matteo Maria Boiardo, Roberto Ferri, Rothko, Chomsky o Arrigo Boito però su una cosa puoi stare certo: tutti sono grandissimi esperti di lingua e grammatica. Qualsiasi lingua, pure quelle che non conoscono, ma loro sono esperti. Loro ne sanno. Ma soprattutto hanno la presunzione di saperne sempre più di te pure se non sanno chi sei e cosa fai. Poi magari scrivono solo per anacoluti e non sanno usare i congiuntivi ma non ti lasceranno mai passare liscio un refuso.

Per non parlare di quell’infausto momento in cui ti capiterà di fare una marchetta, perché prima o poi capiterà, e a quel punto se non sei pronto a stamparti un bel “FOTTESEGA” in fronte verrai letteralmente sormontato da una valanga di letame fumante. Perché a quel punto tutti saranno solo prontissimi a dirti quanto gli fai schifo, che sei un venduto, che i brand che ti chiamano hanno fatto una scelta sbagliata ma mica ci pensano che tu ti svegli tutti i giorni alle 7, fai un’ora di mezzi per andare in ufficio, lavori tutto il giorno, te ne torni a casa, trovi una mail di un brand che ti chiede di fare un post o  una foto in cambio di un centinaio di euro e tu ti ritrovi ad accettare magari perché quei soldi ti servono per riparare la finestra del bagno che è rotta da quest’inverno ma ancora non puoi ripararla perché non hai una lira, poi devi comprare un regalo a tua sorella, che vive in Francia da 3 anni e la vedi meno del tuo commercialista, poi c’è un pensiero per tua nipote, che è nata due mesi fa e ora si battezza e le brave zie il regalo glielo fanno, ma ci sono pure le bollette, il telefono che ti è caduto e si è rotto, poi devi fare spesa, devi comprare i biglietti del treno per tornare a casa per andare dai tuoi che li vedi ormai una volta l’anno e tu pensi che in fondo non c’è nulla di male a lavorare per un brand quindi accetti tranquilla; ma nessuno penserà al perché lo fai o a te come essere umano, sarai il loro nuovo capro espiatorio. Quello da prendere in giro e insultare per noia, o per invidia o semplicemente perché ormai odiare tutto pare sia diventato una moda quindi daje tutta de odio gratuito e nonsense. In quei giorni la verità è che l’unica cosa che ti chiederai è:”ma chi me lo ha fatto fare?! Perché mi sono iscritta a questo social? Stavo così bene prima”. Però subito dopo penso pure che io non sono quell’account, che grazie a quel social ho anche conosciuto persone meravigliose che ora fanno parte della mia vita, che esiste un tasto meraviglioso chiamato “defollow” e può essere premuto in qualsiasi istante e se qualcuno a qualcuno non sta bene:

giphy

2 pensieri su “L’ansia inutile dell’avere followers

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