L’atterraggio

C’è un vecchio film americano che inizia con una storiella che ho sempre amato:

Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro il tizio per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.” Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio“.

Inizia come al solito un’altra giornata di baraonda, in cui le cose da fare sono sempre di più e il tempo sempre di meno. Vado al lavoro come ogni mattina, si fanno mille cose e tra un sospiro e l’altro finalmente si ritorna a casa. 

Fino a qui tutto bene.

Preparo la cena, parlo come al solito con le mie coinquiline della mia giornata, metto la musica e cantiamo a squarciagola, così forte che la signora al piano di sopra sbatte le mani sulle finestre. Denai mi prende sotto braccio e balliamo come sceme e ridiamo fino a lacrimare.

Fino a qui tutto bene.

Finalmente ci decidiamo a fare qualcosa per buttare giù il progetto che abbiamo, corro in camera e apro una scatola di cianfrusaglie. Cerco velocemente nello scatolone e trovo quello che cerco: la mia super compatta rosa fucsia.

Fino a qui tutto bene.

Accendo la macchinetta fotografica rimasta spenta per anni e appare un’immagine piccola piccola ma nitidissima: io e te. Quel viaggio improvviso, senza nemmeno organizzarci. Il caldo più asfissiante delle foreste tropicali. Io e te, che credevo fossimo felici e invece è stata tutta un’illusione.

SBAM.



2 pensieri su “L’atterraggio

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