Il diavolo veste 44.

Primo mese nel magico mondo della moda ed eccomi immediatamente piombata nelle vesti di Anne Hathaway in The Devil wears Prada. Che uno poi pensa che quel film sia per lo più una fandonia e invece vi assicuro che non c’è una virgola sbagliata, anzi certe volte forse il film è pure troppo romanzato.

Una susseguirsi di giornate in cui vi passano ai raggi X peggio dei radiologi e vi lanciano frecciatine che vi colpiscono in testa peggio del martello di Thor. Tutto questo senza la minima motivazione, semplicemente per il puro gusto di farvi sentire una grande, gigantesca, fumante cacca di mucca appena sfornata. E allora daje tutta coi commenti giornalieri:”le tue scarpe sono scontate”, “ah, quindi tu sei una che indossa vestiti con i colori”, “non trovi che le tue tette siano un tantinello grandi?”, “forse la cioccolata la dovresti evitare per un paio di annetti”, “ci serve una ragazza pienotta per delle foto. Teresa ti va di farci da modella?”, “hai questi gusti un po’ da porno attrice, senza offesa ovviamente”, “Guarda Teresa, il tipo di cose che piacciono a te”, “di notte per caso fai la escort?”, “senza offesa Teresa, ma no è che tu sia particolarmente bella”.

Ebbene oggi voglio dire la mia al riguardo. Perché la moda, per come è nata centinaia di anni fa, era la cosa più bella della Terra. L’ho sempre ritenuta una forma d’arte come altre, ma il problema è che oggi è diventata per la maggior parte un carro armato di letame pronto a fregarsene solo del guadagno e gestito da gente che si sente la Madonna incarnata nel pianeta terrestre e invece non è proprio nessuno. Quindi io  oggi, che non sono nessuno come voi, vi dico la mia: vesto una 44 and my life is fine. Mangio la pizza perché me piace magnà e dei vostri centrifugati me ne sbatto tanto felicemente. Mi piacciono i colori, sono felicemente pacchiana e la mia stravaganza mi sta molto più che bene, perché meglio andare in giro con i capelli azzurri e una pelliccia “da gufo” piuttosto che con un manico di scopa nel sedere, vestite total black a smalignare su tutti solo per il gusto di farlo. Portare una quarta e avere un culo non significa fare la escort, mamma mi ha fatto entrambi e ho imparato ad accettarli nonostante non siano belli come quelli di Adriana Lima. Vesto i colori, non mi faccio le unghie ai centri estetici ma me le pasticcio di sera a casa perché dei soldi ne ho bisogno per comprare il cibo che voi invece non vi mangiate. Conosco la metà delle vostre “persone importanti” e non mi spediscono gli inviti delle sfilate haute couture a casa ma una cosa in più di voi io ce l’ho: la felicità. L’essere come mi pare senza dover rendere conto a un giornale, a una moda passeggera, al giudizio della gente che mi ride dietro per strada. La felicità di non dover essere una di voi tutte uguali, fatte con lo stampino.

Vesto una 44, lavoro nella moda e forse il diavolo sono io.

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7 pensieri su “Il diavolo veste 44.

  1. Io ti conosco davvero da anni…e per me Sei una vera strafica oltreché una strafica vera. Però è vero che non lavoro nella moda, non mi so proprio vestire e sono anche daltonico.

  2. Oltre a delle affamate penitenti inacidite del cazzo le tue colleghe devono anche essere delle grandi ignoranti se criticano davvero i tuoi meravigliosi colori e soprattutto quei meravigliosi capelli. Potresti magari far notare loro che, quando ancora si vomitavano addosso omogenizzati su omogenizzati, la capostipite del giornalismo di moda italiano Anna Piaggi (creatrice del format tutt’oggi in uso in tutto il mondo della “doppia pagina”, nonché cugina della Natalia Aspesi de La Repubblica) già si tingeva i capelli del suo iconico azzurro e sgambettava da una sfilata all’altra indossando colori e materiali ben diversi dal solito, “elegantissimo” nero, tanto osannato dalla gente “seria” di oggi.

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