Farewell to Italy

3 Ottobre 2013: Laureata in Mediazione Linguistica Applicata per Interpreti e Traduttori.

                       L’inizio o la fine?

30 Ottobre 2013: 96 ore mancanti al mio trasferimento e ancora tutto da fare. Panico.

Incontro gente che non vedo da tempo per strada, mi fanno ancora le congratulazioni per la laurea e mi chiedono che ne sarà di me. La domanda del secolo: e adesso? Che si fa? Io a questa domanda rispondo col sorriso, rispondo che non lo so ma intanto mi trasferisco a Londra. La reazione media a quest’affermazione è lo sgomento, seguito immediatamente da un: “madonna, che coraggio”. Coraggio. Stessa parola con la quale mi descrivevano quando son partita per Londra due anni fa e a mia madre dicevano che era una pazza incosciente a permettere che partissi, lei mi telefonava in lacrime dicendo che forse era una brutta mamma perché mi aveva lasciato andare e io allora, e ancora oggi, invece la ringrazio per non avermi mai tarpato le ali.

Coraggio. Il mio lo chiamate coraggio, io invece la chiamo speranza. Speranza di trovare il futuro che sogno in un posto che in passato è stato per un periodo la mia casa e mi ha accolta a braccia aperte, senza farmi sentire “diversa”, inappropriata o incapace. Me ne vado a Londra non perché “fa cool” o perché “cioè che schifo l’Italia, andremo tutti allo sbaraglio!”; io in Italia ci sarei rimasta volentieri ma purtroppo la mia patria m’ha sbattutto così tante porte in faccia che m’ha lasciato a culo per terra e senza niente a cui aggrapparmi. In Italia ci sarei rimasta se qui “giovane” non fosse sinonimo di “stolto” e “neolaureato” non fosse il sinonimo di “incompetente”. Pertanto eccomi qui, parto di nuovo e parto davvero, ma questa volta per diverso tempo. Parto perché nel posto in cui vado avere una laurea non significa aver sputato sangue per anni non avendo in mano niente, parto perché nel Paese in cui vado il “cercasi neolaureata tra i 20 e i 25 anni con 4 anni di esperienza” è un annuncio fuori legge e di certo questo non può essere che un buon segno. Parto perché qui non ho alternative se non quella di fare per tutta la vita i pop-corn da UCI cinemas, certamente lì non ho nulla ma almeno ho una speranza di realizzare il futuro che vorrei per me.

Faber est suae quisque fortunae, dicevano i latini e in questo caso non può che calzarmi a pennello. Volo lontana per costruire il mio futuro, con la speranza che la Τύχη mi assista e mi regali qualche giro fortunato. Volo lontana col sorriso come sempre, perché come mi disse qualcuno poco tempo fa: “la cosa che più mi impressiona di te in positivo è che tutte le cose più serie e pesanti della vita le affronti con una leggerezza disarmante”, così sarà anche questo trasferimento: con leggerezza ma non certo con superficialità. Volo lontano col sorriso negli occhi e nel cuore, perché so che faccio questo per me e per quello che sarò, ma come tutte le cose belle porta con sé una sfumatura d’amaro. Amaro perché andarsene significa sempre avere nostalgia, perché alla fine qualcosa o qualcuno a cui si tiene si lascia sempre e come dice la parola stessa(άλγος)questo inevitabilmente ci causa dolore. Ma se c’è una cosa che ho imparato nella vita è che chi vuole starti accanto può farlo anche a migliaia di chilometri di distanza e per i posti che ci mancano, beh c’è google maps.

Parto con il cuore in mano e stracolmo di grazie per chi ha reso questi miei ultimi mesi qui davvero indimenticabili. Parto con la speranza che molti altri ragazzi come me facciano lo stesso perché arrendersi a vent’anni non è coraggio è un po’ morire dentro.

 

Immagine

(Unica cosa presente al momento nella mia valigia).

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