Sono ultima e me ne vanto.

Se c’è una cosa che odio sopra tutto è l’opinione diffusa che c’è nel mondo che “i primi”, o chi primeggia in generale, sia migliore rispetto agli altri e addirittura sia l’unico felice. Quest’ansia ormai diffusa a macchia d’olio secondo cui i primi sono i meglio, l’importante non è vincere ma arrivare primi, prendere il massimo, dimostrare agli altri quanto siamo splendidi ad ogni costo. Beh, io è una vita intera che prima non ci sono arrivata mai, che i voti migliori non li ho mai presi, che per me l’importante è partecipare perché del risultato mi importa relativamente. E lo sapete che vi dico? Da non primi si vive na favola! Ci si strugge un po’ di meno ma ce se la gode molto di più, ci si rende conto che in fine dei conti “TU NON SEI I TUOI PRODOTTI”, non sei il 30 che prendi all’esame, non sei la laurea con la lode, non sei l’insufficienza a scuola; smetti finalmente di angosciarti per la meta che devi raggiungere e inizi a goderti veramente il viaggio. E vi assicuro che non angosciarsi per primeggiare non significa fregarsene di tutto e lasciarsi andare, anzi fare tutto il possibile per raggiungere il proprio scopo ma se non lo si raggiunge per forza col botto non ci si incazza, non si cercano scuse sciocche, non si dà la colpa agli altri, si fa tesoro dell’esperienza fatta e si va avanti.

Io sono fiera di non essere mai arrivata prima, di non aver avuto tutti 30 e lode e non essermi laureata col 110 e lode, perché a me di arrivare prima non me ne è mai fregato un cazzo. Perché chi arriva primo si sente arrivato, si lascia andare dopo la vittoria, non è spronato a migliorare perché crede di non aver nient’altro da imparare. A chi ha commentato il mio 100 alla laurea con un “mi dispiace” rispondo che a me dispiace per voi, dispiace perché per voi conta più un numero delle conoscenze apprese, conta più un cazzo di foglio di carta con scritta una lode piuttosto che il fatto che io la triennale l’ho finita in 2 anni e sei mesi, mi dispiace per voi che mi guardate con gli occhi della pena pensando che sia una poretta quando i poretti siete voi che i vostri 30 ve li prendete a furia di mazzette e di compiti copiati, mi dispiace per voi che credete che la mia sia una sconfitta quando per me è un risultato stupendo perché intanto io 3 lingue l’ho imparate a prescidere dal 110. Mi dispiace per voi e per il mondo in generale che crede che il voto che c’è scritto in un pezzo di carta sia descrittivo della persona che si ha di fronte, che stia a significare quanto una persona sa fare e conosce quando poi i grandi 110 che conosco alla parola “ergo” mi dicono “per favore non parlare in inglese”, quando poi ti mandano un sms e scrivono “l’ho detto anche ha Sara”. Tenetevi le vostre grandi vittorie io sono contenta di arrivare anche ultima, al massimo delle mie possibilità e cogliendo tutto ciò che posso da ogni esperienza che vivo.

Immagine

5 pensieri su “Sono ultima e me ne vanto.

  1. che bel post.

    personalmente, io, secondo me, a me per esempio mi ci farebbe tanta fatica la costanza che ci vuole nel dover essere sempre impeccabili. quelli che perseguono risultati da primi solo perchè gli pare un precetto normativo. si deve avere 110 e lode alla laurea, per esempio.
    ecco, ora, se ci pensi, a parte l’antipatia viscerale da primo impatto, se ti soffermi a osservarli dal quarto in poi, di impatto dico, ecco a me non fanno nè incazzare nè tenerezza chè li sento talmente distanti da avere un confine nettissimo.
    mi ci sembrerebbero meno liberi di me, nel pensiero, però in fondo, poi mi dico, che ognuno sceglie quello che gli torna meglio. di affrancarsi, per esempio, o di assorbire le norme da primo della classe.

    secondo me, almeno.

    • Mi trovi assolutamente d’accordo. Ciascuno nella vita sceglie ciò che gli si confà maggiormente e io non sono mai stata una tipa “perfettina” pertanto, come te, mi sento in generale molto distante da tutta questa gente, la quale però mi fa incazzare quando giudica gli altri pensando di essere migliore.

      • eh, si.

        ua còsa che se ci pensi, il giudizio dico, in sè, è, secondo me, una còsa che somiglia molto a tutto quello che si diceva sul comportamento normativo.

        mi ci chiedo delle volte: chi giudica, veramente?
        un giudice,che mica può sottrarsi.e giudica la conformità o meno di un comportamento a precetti normativi.

        appunto. chi giudica, secondo me, pensa che ci siano dei precetti etico-morali socialmente più validi di altri.

        io, per dire, a questa cosa non ci credo.
        che ci sia un modo migliore di un altro.

  2. Questo è in assoluto lo scritto più bello che tu abbia mai pubblicato, imho. Lo rileggo spesso e ogni volta mi fa pensare e mi porta le stesse sensazioni che mi ha dato la prima volta che l’ho letto.

    Many returns,
    Andrea

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...