Una realtà difficile.

In conclusione alla manifestazione avvenuta ieri pomeriggio “SALVIAMO PERUGIA” qualche considerazione nasce spontanea, soprattutto da chi qui c’ha passato una vita e ha sempre vissuto alle porte del centro o in centro.

Lo sport preferito della gente è lamentarsi, ci si lamenta per tutto e di continuo, come se servisse a qualcosa, ad ogni modo se c’è una cosa che odio da morire è chi si lamenta senza una ragione. A questo proposito penso alle tante persone che conosco che non sono di Perugia e si lamentano continuamente della loro città natale; si lamentano per cose che, a parer mio, spesso e volentieri, non hanno alcun fondamento. Perché quando nasci in una città in cui i mezzi di trasporto praticamente sono inesistenti e quei pochi che ci sono li devi pagare 1,50€ a biglietto per un servizio scadentissimo, quando per entrare a scuola la mattina devi scavalcare i morti di overdose e poi vederli portar via con i sacconi neri come in CSI mentre gli fumi accanto, quando assisti a una sparatoria mentre accompagni tua sorella a danza, quando alle 11.30 del giorno stuprano le ragazze in piazza Grimana e non c’è manco mezzo stronzo di un passante che si ferma a dare una mano, quando vai al cinema esci e per terra davanti al Turreno trovi un ruscello di sangue per terra perché “no, tranquilli, anche stasera hanno fatto a coltellate ma adesso è tutto finito”, quando vivi in una città dove hanno dovuto mettere il coprifuoco, quando assisti almeno una volta alla settimana ad una retata, quando per salire in centro devi schivare spacciatori e gente che si buca peggio che a campo minato, quando per andare alla stazione ti minacciano gli spacciatori perché magari li hai visti di sfuggita nascondere la droga sui muri, quando vivi in una città in cui devo aprire dei centri gratuiti per far dormire e mangiare gratis i drogati per evitare che questi dormano sui monumenti, quando alle 10 del giorno in centro se scrivi un sms mentre cammini ti rubano il telefono strappandotelo dalle mani e se provi ad opporti ti riempiono di calci in pancia e nessuno ti viene ad aiutare, quando il sindaco nega l’esistenza di questi problemi e ospite a LA7 dice in diretta nazionale che la droga e la malavita qui non sono un problema per Perugia, quando vivi in una città in cui nemmeno chi ci abita si cura più di come stia andando a rotoli impari a non lamentarti, impari a uscire di casa a pugni chiusi che se ti si avvicina qualcuno lo imbruttisci più di quanto lui imbruttisca te, impari a diventare insensibile a scene di una violenza inaudita, impari che se torni a casa intero, in fondo, è già qualcosa, impari che andartene non è mai la soluzione ma in casi come questo aiuta eccome, impari a tirare avanti, per cercare un pezzetto di mondo che magari sia migliore di come hai vissuto tanto tempo.

Vivo in una città che potrebbe dare molto, moltissimo ma per qualche ragione si accontenta di niente, chiude gli occhi di fronte ai problemi veri e dà in pasto allo schifo i grandi tesori che ha. Una realtà che inevitabilmente ti lascia un segno profondo, ti insegna ad essere schivo e a sopravvivere con il motto “mors tua vita mea” ma allo stesso tempo ti insegna ad apprezzare il poco, perché alla fine anche le briciole sono importanti.

Una città che odio perché alla fine si lascia morire e non gli importa di niente e di nessuno, ma che tutto sommato almeno mi ha insegnato qualcosa. Una realtà che mi ha insegnato la determinazione e che un giorno, se e quando lavorerò in un posizione elevata, mi permetterà di poter dire che provengo da una realtà difficile ma che non tutti i frutti di una realtà difficile sono destinati a marcire.

“Perugia, ‘l mi cor per te s’abrugia” diceva il detto, e i nostri cuori perugini ormai non sono altro che ceneri al vento.

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