Bye bye Milan.

Ed eccomi qui, giunta al termine dell’ennesimo soggiorno nella grande metropoli lombarda: Milano. Una città che mi sorprende sempre ma che spesso viene molto criticata. Viene criticata perché come ogni grande città prende il volto di chi la vive, chi ci abita ogni giorno e purtroppo non sempre tale volto è veritiero. Io lo so bene perché vengo da una città – Perugia – che è nota per essere piena di “scorbutici”, gente fredda che non saluta se non con un “oh!” oppure con “chettepiassencolpo” che non è proprio il massimo della solarità, ma del resto certi studiosi dicono che sia colpa del clima, che da noi è freddo e ci ha portato a diventare gente chiusa, sempre riparata, pure nelle relazioni umane.

Lo stesso succede a Milano, spesso ci si fa un’opinione sbagliata per colpa delle persone che si incontrano, per come si vive, per l’impressione generale che si ha appena si arriva in questa immensa città. L’altro giorno ho conosciuto una ragazza inglese in metro, lei era scioccata dalle persone che vivono a Milano e le descriveva dicendo: “they run run run run run because they work work work work” e molto carinamente aggiungeva che in nessun’altra città italiana aveva incontrato questo modo di vivere e di fare così frenetico, dove tutti corrono di continuo, non si rilassano mai e lavorano senza tregua tutto il dì. Penso che questa sia una delle migliori descrizioni che abbia mai sentito dei milanesi, o comunque di chi abita qui e ha assimilato il modo di vivere di Milano; qui correte, correte tutto il giorno e chissà ndo cazzo annate sempre de fretta e con l’ansia attaccata al culo che ve rimagna il fegato peggio di Ercole inchiodato al Caucaso. Correte tutto il giorno sui vostri tacchi infiniti o sui mocassini neri abbinati a calzini rossi imbarazzanti che non se li metterebbe manco il Papa, con le vostre borse da 3000€, l’occhialone grande, lo smartphone a portata di mano per ingannare il tempo in metro, perché voi dovete corre e per corre bisogna riparmià tempo e per risparmià tempo in metro mi tengo aggiornato così non fosse mai che per 10 minuti respiro e guardo la gente intorno, me devo sbrigà. Ed eccovi qui, correte, correte e vi lamentate. Ammazza quanto ve lamentate! Ve lamentate per tutto! Vi lamentate perché il bus è in ritardo di 3 minuti, perché “cazzo è finita la papaya tagliata a cubetti e io adesso che schiscia porto in ufficio?”, vi lamentate per il caldo e poi fate spegnere l’aria condizionata nei locali, vi lamentate perché “scusa amore, faccio tardi che sto qua in ATM e sti cretini degli sportelli servono una persona alla volta, cioè proprio una tragedia”, vi lamentate per lo sciopero delle trenord, vi lamentate perché “minchia non c’ho mai témpo”, vi lamentate per “i terroni” che per voi son tutti quelli dall’Adige in giù, vi lamentate perché “dai, ma che bar siete se non c’avete il caffè al ginseng?!”, vi lamentate perché “mamma mia che incivili quelli che vengono all’Iguana per mangiare tanto da cenarci”. Ve lamentate, de continuo. Ecco questa cosa io la trovo più che assurda, perché la verità è che non ci sarebbe proprio un cazzo da lamentarsi. Nella mia città passa un bus ogni 60minuti e certe volte manco passa, aggiungendo a ciò il fatto che dalle 21 in poi non esistono più mezzi pubblici in circolazione. L’orario continuato non esiste, dalle 12.30 alle 16.30 sono tutti “in pausa pranzo” e se ti serve un pacco di sale o un panetto di burro ho una notizia per te: NON MAGNI o mangi sciapo. L’aria condizionata è pressappoco inesistente; da me non corre nessuno, anche perché se corrono sputano un polmone dopo 2 metri che è tutta salita. Nella metà dei bar che conosco se chiedo “il caffè al ginseng” me rispondono “il gin ce l’ho, il seng che è?”. Probabilmente se andassi al supermercato e chiedessi la papaya mi darebbero un funghetto allucinogeno perché da me di droga ce n’è quanta ne vuoi ma di frutta da fighetti nada de nada.

Qui a Milano c’avete troppi paletti conficcati nel sedere, vivete male per forza, pure io vivrei male se avessi un manico di scopa nell’ano 365giorni all’anno. Ve dovete rilassà, respirate un attimino, apprezzate l’immensità di quello che avete, l’eterno flusso di gente che quotidianamente incontrate, che se per una volta non magnate la papaya e ve magnate un pezzo de pizza state meglio, anche se ve viene un po’ de culo in più. Basta co sta storia che appena sentite uno che non parla con il sistema pentavocalico vostro gli dite subito: “ti sento che non sei di Milano, da dove vieni?” Sì, non sono di Milano, parlo coi verbi troncati, pronuncio 7 vocali e non cinque, canto “Il mondo è mio” col tizio che suona in colonne e lascio foglietti con scritto “ti vuoi mettere con me?” al tipo che suona in Piazza dei Mercanti – (Colgo l’occasione per ribadire a Claudio, se mi leggi: sei un gran fregno. Tiratela un po’ de meno ma comunque I’ll be your girlfriend for evah!) – vado all’Iguana e un piattino dal buffet me lo magno eccome e non me sento manco in colpa dato che un happy hour lo pago 10€ e non vedo perché non devo magna solo perché “non è chic”. Non vado in giro coi tacchi, non mi lamento se c’è la coda e sono stupita perché i mezzi arrivano sempre in tempo, perché da me 3 minuti di ritardo vuol dire che un mezzo è molto più che in orario.

Andate nei musei, fotografate il duomo o le scritte sagge in Porta Ticinese, parlate con la gente, bevetevi più spritz, correte di meno, tanto che cazzo te cori? Devi da morì lo stesso. E allora tanto vale godersela un po’ questa metropoli che ha molto più di qualcosa da regalare a chi la vive ogni giorno.

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